Bruciare le armi di Cupido

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Petrarca, Laura e il fuoco che trasforma l’amore nel foglio 86 dei Trionfi

Un piccolo fuoco arde al centro di una stanza. Davanti alle fiamme, Petrarca e Laura compiono un gesto inatteso: consegnano al fuoco l’arco e la freccia di Cupido. È una scena semplice soltanto in apparenza, perché ciò che brucia può essere distrutto, ma può anche cambiare forma. Nel foglio 86 dei Trionfi, il miniatore non ci offre una risposta definitiva: ci invita a osservare.

Una scintilla ad Avignone

Secondo la tradizione, tutto cominciò il 6 aprile 1327, nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone. Francesco Petrarca vide una giovane donna che avrebbe chiamato Laura e quell’incontro, reale nella memoria del poeta e insieme trasformato dalla letteratura, divenne l’origine di una delle più celebri esperienze amorose della cultura europea.

L’identità storica di Laura non è certa: nei secoli è stata spesso riconosciuta in Laura de Noves, ma nessuna identificazione può essere considerata definitiva.

Rimane invece sicuro il ruolo che Petrarca le attribuì nella propria opera: presenza desiderata e irraggiungibile, consolazione e tormento, immagine terrena capace di aprire una ricerca morale e spirituale.

«Mille trecento ventisette, a punto

su l’ora prima, il dì sesto d’aprile,
nel laberinto entrai, né veggio ond’esca.»

Nel sonetto 211 del Canzoniere, Petrarca fissa la data con una precisione quasi notarile e, nello stesso tempo, la trasforma in immagine: l’amore è un labirinto nel quale si entra senza sapere come uscirne.

La prima fiamma della nostra storia nasce qui. Non è ancora il fuoco visibile nella miniatura viennese, ma è il fuoco della passione, dell’inquietudine e della memoria, quello che attraversa il Canzoniere e rende Laura molto più di una semplice figura biografica.

Dal Canzoniere ai Trionfi: lo stesso amore, uno sguardo diverso

Il Canzoniere segue le oscillazioni del sentimento: il desiderio e il pentimento, la speranza e la delusione, la presenza e l’assenza.

Petrarca non racconta una storia d’amore lineare, ma registra i movimenti contraddittori della coscienza. Racconta le inquietudini che fanno parte, oppure hanno fatto parte, della vita di tutti noi.

Per questo la sua voce ci appare ancora moderna: conosce la distanza tra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo, tra la lucidità della ragione e la forza di un sentimento che continua a dominarci anche quando crediamo di averlo compreso.

Nei decenni della maturità, accanto alla continua revisione del Canzoniere, prendono forma i Trionfi. Il tema è ancora l’amore, ma cambia la prospettiva. Il poeta non osserva più soltanto le proprie emozioni: costruisce un grande percorso allegorico nel quale le forze che governano la vita umana si affrontano e, una dopo l’altra, vengono superate.

La vicenda personale di Petrarca e Laura entra così in una processione più vasta, dove il desiderio individuale diventa una riflessione sul destino di tutti.

Sei trionfi, sei limiti dell’esperienza umana

L’architettura dell’opera è costruita su sei vittorie successive:
L’Amore trionfa sugli uomini e mostra quanto sia difficile sottrarsi al desiderio,
la Pudicizia, indicata spesso anche come Castità, supera Amore,
la Morte spezza la vittoria della Pudicizia,
la Fama tenta di opporsi alla Morte conservando il ricordo delle persone,
il Tempo consuma anche la Fama,
l’Eternità, infine, supera il Tempo e restituisce ogni cosa a una misura più alta.
Nessun trionfo è assoluto: ciascuna forza appare invincibile soltanto fino all’arrivo della successiva.
Questa successione spiega perché i Trionfi siano stati così amati dagli artisti. Carri, cortei, figure storiche, personaggi biblici, eroi antichi, amanti celebri e personificazioni allegoriche offrivano un repertorio quasi inesauribile. Ma soprattutto permettevano di trasformare il pensiero in immagine: ciò che Petrarca aveva affidato alla poesia poteva diventare gesto, colore, architettura, sguardo e movimento.

Un Petrarca francese alla corte di Lorena

Il foglio 86r appartiene al Codice 2581, oggi conservato presso la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna. Il manoscritto forma, insieme al Codice 2582, uno dei più affascinanti cicli miniati dedicati ai Trionfi. Il testo testimonia la fortuna europea di Petrarca: è trasmesso in una versione francese attribuita a Simon Bougouyne e fu legato alla raffinata cultura della corte di Lorena, dove poesia italiana, gusto francese e arte della miniatura si incontrarono all’inizio del Cinquecento.

Le grandi miniature sono racchiuse entro cornici architettoniche che le fanno apparire come piccoli teatri. Il miniatore non si limita a illustrare il testo: lo interpreta, amplia gli episodi, introduce personaggi e trasforma Petrarca stesso in una figura visibile. Il poeta entra dentro il proprio mondo allegorico, assiste alle scene che ha immaginato e diventa, per il lettore, una guida tra storia, mito e meditazione morale.

Il foglio 86r: guardare prima di spiegare

La miniatura potrebbe tradursi in una breve frase: Petrarca e Laura bruciano la freccia e l’arco di Cupido.

Prima di domandarci che cosa significhi, però, conviene fermarsi su ciò che vediamo.

La scena è ambientata in un interno rinascimentale, costruito con la ricchezza di un ambiente di corte. Il pavimento è formato da grandi piastrelle verdi e violacee; sul fondo si alternano pannelli marmorizzati, colonne e superfici decorate; a sinistra compare un grande camino, mentre il soffitto ligneo è scandito da riquadri colorati.

Petrarca occupa la parte sinistra della composizione. Indossa un mantello porpora scuro, bordato d’ermellino, con maniche verdi e copricapo rosso.

Laura, di fronte a lui, veste di bianco, con una sottile decorazione nera che accompagna la linea dell’abito. I loro gesti sono misurati, quasi rituali. Tra loro arde un fuoco disposto direttamente sul pavimento, nonostante il camino acceso alle spalle di Petrarca, formato da grossi ceppi e da fiamme alte, rosse e dorate. È lì che lo sguardo viene condotto.

L’immagine presenta anche un secondo piano. Dietro Petrarca e Laura, sopra una balaustra, un giovane osserva la scena dall’alto. Non interviene e non sembra dialogare con i protagonisti.

Per ora lasciamolo al suo silenzio, torneremo a lui. Nel primo piano, invece, tutto converge sulle fiamme e sul gesto compiuto dai due amanti.

Il fuoco distrugge, ma non solo…

La lettura più immediata è evidente: Petrarca e Laura stanno distruggendo le armi di Cupido, quindi spezzano il potere dell’amore terreno. L’arco e la freccia sono gli strumenti con cui il dio colpisce gli esseri umani e li rende prigionieri del desiderio; consegnarli alle fiamme significa privarlo della capacità di ferire. La scena appartiene infatti al Trionfo della Pudicizia, nel quale la forza amorosa che sembrava dominare ogni creatura incontra un limite.

Eppure il fuoco non è soltanto distruzione, da sempre l’esperienza umana lo associa anche alla trasformazione: il legno diventa cenere, il metallo viene fuso e purificato, l’argilla acquista nel forno una consistenza nuova. Il miniatore sicuramente non aveva studiato chimica sul Chiorboli e non aveva conoscenze di chimica moderna, però basta riconoscere una verità materiale conosciuta in ogni epoca. Quando qualcosa attraversa il fuoco, non torna identico a prima. La sua forma si perde, ma la materia non scompare semplicemente: cambia stato, funzione e significato.

È allora possibile che la miniatura mostri qualcosa di più sottile della semplice eliminazione di Cupido.

Forse non viene negato l’amore, ma viene trasformato il modo di amare.

L’impulso che nel Canzoniere aveva assunto la forma del labirinto, dell’errore e dell’inquietudine attraversa ora una prova.

Le armi di Cupido bruciano, mentre Petrarca e Laura restano.

La passione perde i propri strumenti di dominio, ma la relazione poetica e spirituale tra i due non viene cancellata.

La fine di Cupido o il compimento del suo compito?

Dire che Cupido è semplicemente “sconfitto” rischia di impoverire la scena. La sua forza è certamente superata all’interno della successione dei Trionfi, ma senza di lui l’intero cammino non sarebbe cominciato.

È la freccia d’amore a mettere in movimento la vicenda di Petrarca, a generare il Canzoniere e, indirettamente, la riflessione matura dei Trionfi. Cupido conduce il poeta nel labirinto, la Pudicizia gli permette di guardare quel labirinto da una diversa altezza.

Il fuoco può quindi segnare una conclusione, ma anche un passaggio. Le armi non servono più perché hanno già prodotto il loro effetto. L’amore che ferisce, conquista e rende prigionieri viene privato della propria violenza. Quello che rimane può aspirare a una forma meno possessiva, più consapevole e forse più vicina alla memoria, alla conoscenza e alla ricerca spirituale.

È una delle letture possibili. Le grandi miniature, del resto, non si esauriscono in una sola spiegazione: continuano a vivere proprio perché trattengono una parte del loro segreto.

Fermati un momento

Torna con lo sguardo al centro della miniatura. Osserva la distanza tra Petrarca e Laura, il modo in cui i loro gesti convergono verso il fuoco, la grandezza delle fiamme rispetto ai due protagonisti. Poi prova a chiederti: stanno distruggendo qualcosa oppure stanno assistendo alla sua trasformazione? Stanno costruendo insieme? La pagina non obbliga a scegliere subito. Ci chiede, prima di tutto, di guardare una seconda volta.

I Trionfi di Petrarca - Foglio 86r | Antiquus Opere esclusive per clienti unici

Continua l’osservazione...

Abbiamo seguito la prima scintilla fino ad Avignone, attraversato il Canzoniere e i sei Trionfi, e siamo arrivati davanti al fuoco del foglio 86. Abbiamo osservato ciò che brucia e provato a distinguere un fatto documentato, l’arco e la freccia di Cupido consegnati alle fiamme, dalle interpretazioni che quel gesto continua a suggerire. Ma mentre il nostro sguardo rimaneva attirato dal fuoco, un altro personaggio è rimasto in silenzio, quasi nascosto nella parte alta della scena.

Da oltre cinque secoli quel giovane osserva Petrarca e Laura dalla loggia. Chi è? Perché il miniatore lo ha collocato proprio lì? È soltanto uno spettatore interno alla narrazione oppure la sua presenza cambia il modo in cui noi stessi guardiamo la miniatura? La prossima settimana solleveremo lo sguardo dalle fiamme e proveremo a seguire il suo.


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