Il percorso fino al manoscritto in facsimile
Tutto parte da un’idea: raccogliere un messaggio dal passato e rilanciarlo verso il futuro.
Un facsimile non è mai soltanto una copia: è un atto di custodia, un gesto di amore verso la memoria, un ponte che unisce ciò che è stato con ciò che sarà.
Una volta individuata l’opera, si apre un dialogo con l’ente proprietario del manoscritto originale per acquistare i diritti di riproduzione. È un passaggio decisivo, che sancisce il riconoscimento ufficiale e garantisce che l’intero processo si svolga sotto la supervisione dei funzionari competenti, nel rispetto assoluto dell’opera.
Il manoscritto viene fotografato pagina per pagina, con scatti ortogonali ad altissima precisione, utilizzando una macchina digitale da 150 milioni di pixel. Ogni immagine, grande circa 600 MB, non viene interpolata: ciò significa che ogni macchia d’inchiostro, ogni poro della pergamena, ogni impercettibile piega della carta viene catturata con fedeltà assoluta. È come custodire in digitale l’anima stessa dell’opera, creando un archivio eterno della sua materia e della sua storia.

Segue la fase della stampa fine art, una tecnologia che coniuga rigore scientifico e poesia visiva. Si utilizzano carte di pura cellulosa o cotone, certificate per la conservazione museale, in grado di resistere secoli senza alterazioni. Gli inchiostri, a base acquosa e certificati per stabilità cromatica, assicurano che i rossi vermiglio, i blu lapislazzuli e i verdi malachite rimangano vivi come il giorno in cui furono stesi dal miniatore medievale. Ogni fascicolo è stampato rispettando la segnatura originale – quelle lettere o numeri posti nei margini che guidavano i copisti nell’assemblaggio dei fogli – mantenendo intatta la logica costruttiva del manoscritto antico.
Le pagine, ancora sciolte, vengono poi fascicolate. Qui avviene la trasformazione: ciò che era un insieme di fogli diventa un facsimile tridimensionale, una vera e propria scultura sfogliabile. È il momento in cui la tecnica si intreccia con l’artigianato: mani esperte raccolgono, piegano, ordinano e preparano i fascicoli per il passaggio successivo.
La coperta viene realizzata replicando con fedeltà millimetrica l’originale: pelle conciata al vegetale con tannini naturali, legno stagionato e lavorato, metalli patinati che evocano il tempo. Borchie, bottoni e angolari non sono semplici ornamenti, ma elementi funzionali e simbolici, pensati secoli fa per proteggere il libro e oggi per restituirne la dignità storica.
Arriva poi la fase più delicata: la rilegatura. Ogni fascicolo viene cucito a mano su cordicelle, proprio come avveniva nei secoli passati. Sul dorso prendono forma le nervature, quelle strisce in rilievo che un tempo avevano funzione strutturale e che oggi sono anche segno estetico di solidità. La rilegatura replica fedelmente lo spessore e il colore del dorso, i capitelli cuciti a mano (le piccole decorazioni poste alle estremità del dorso), e persino le irregolarità dell’originale. È un lavoro che richiede non solo tecnica, ma sensibilità artistica e rispetto per la materia.
Una volta rilegato, il volume viene rifinito nei minimi dettagli: si controllano margini, tagli e bordi, si uniforma lo spessore, si verificano le cuciture. Ogni elemento viene calibrato per restituire al facsimile la stessa consistenza, lo stesso peso e persino lo stesso profumo millenario della carta e della pelle del manoscritto originale. L’esperienza sensoriale diventa parte integrante del valore: non si guarda soltanto un’opera, la si sfiora, la si annusa, la si vive.
Il risultato finale è un’opera che unisce precisione tecnologica e maestria artigianale. Non è una semplice riproduzione, ma un atto di rinascita: il manoscritto antico torna a vivere, pronto a essere custodito da nuove mani senza tradire la sua essenza.
Un facsimile è, a tutti gli effetti, una scultura sfogliabile: un monumento in miniatura, fedele fino al minimo dettaglio, che raccoglie il passato e lo proietta nel futuro, rendendo immortale la bellezza fragile dei manoscritti.


