Il Liber Abaci torna a casa: consegna dell’esemplare per il deposito legale alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

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Antiquus

Giovedì 26 febbraio 2026 si è chiuso un cerchio iniziato mercoledì 24 luglio 2024: 582 giorni.

Era un caldo pomeriggio di luglio quando, insieme all’editore Imago, sostenemmo il primo colloquio per acquisire i diritti di riproduzione in serie limitata del manoscritto di Fibonacci, il Liber Abaci (1228).

Ricordo ancora le parole del dott. Speranzi, allora responsabile della Sezione Manoscritti e Libri Rari:

“Lei vuole i diritti per il nostro manoscritto più famoso…”

Nel frattempo, sono cambiate molte cose: il responsabile è cambiato, il nostro primo interlocutore è diventato professore universitario e, soprattutto, siamo arrivati al gesto più concreto e simbolico: la consegna dell’esemplare per il deposito legale al dott. Claudio Pelucani, persona garbata e preparata, presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Cos’è il deposito legale?

Il deposito legale è l’obbligo previsto dalla Legge, di consegnare una o più copie di un libro pubblicato a biblioteche/enti designati dallo Stato, così da:

  • conservare la memoria editoriale nazionale e locale (archiviazione permanente)
  • catalogare e rendere rintracciabile l’opera (bibliografie nazionali, cataloghi)
  • tutelare il patrimonio culturale e facilitare studio e ricerca

È scritto in modo chiarissimo nella normativa: il deposito legale serve a costituire l’archivio nazionale e regionale della produzione editoriale e a rendere possibili servizi bibliografici e di accesso ai documenti.

E qui arriva il punto che molti ignorano e che, paradossalmente, riguarda proprio noi:
la Legge prevede esplicitamente che siano soggette al deposito anche le riproduzioni in facsimile di opere non più in commercio.

Quindi un facsimile non è “una copia e basta”. È una pubblicazione a tutti gli effetti, con un suo posto nella memoria istituzionale.

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF) è tra gli istituti di riferimento per questo sistema: raccoglie ciò che viene pubblicato perché la pubblicazione è anche un atto culturale che deve restare rintracciabile nel tempo.

Ha un compito che spesso passa in secondo piano: raccoglie ciò che viene pubblicato, perché la pubblicazione è un atto culturale che deve poter essere rintracciato anche tra cento anni.

Non è un’idea astratta: la Biblioteca stessa ricorda che la Bibliografia Nazionale Italiana segnala le pubblicazioni edite in Italia sulla base dell’“esemplare d’obbligo” inviato in ottemperanza alle norme sul deposito legale. Detto in maniera più esplicita: se un domani qualcuno studierà questi facsimili di alta qualità, se qualcuno cercherà tracce, riferimenti, collocazioni, non potrà affidarsi solo al web e ai social, che evaporano. Potrà affidarsi anche a un posto fisico, reale, organizzato: l’archivio.

Un filo lungo tre secoli e un nome: Magliabechi

C’è poi un’altra cosa che mi ha colpito.

Nel Granducato di Toscana, già nel 1737 si stabilì per decreto la consegna obbligatoria degli stampati alla Biblioteca che sarebbe diventata la Magliabechiana; nel 1743 l’obbligo fu esteso a tutto il territorio del Granducato.

Questo significa che il gesto che abbiamo compiuto, oggi regolato da leggi, elenchi, timbri e procedure, ha radici antiche: la convinzione, quasi ostinata, che ciò che viene prodotto e condiviso debba poter essere salvato dall’oblio.

Il deposito legale, a ben vedere, non è solo una pratica: è una forma di civiltà.

In questo caso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze svolge un doppio ruolo:

  • ente autorizzante e patrocinante della riproduzione in piccola serie, perché custode dell’originale (il manoscritto del 1228)
  • archivio legale dell’edizione contemporanea, perché accoglie anche il facsimile come pubblicazione a tutti gli effetti

Il luogo scelto per la consegna è, ovviamente, la sezione riservata ai manoscritti e libri rari.

Ma la cosa affascinante è ciò che comparirà sullo sfondo delle foto: edizioni in facsimile nate nella seconda metà del Novecento, quando il facsimile di pregio ha iniziato a farsi riconoscere come un territorio editoriale e artigianale autonomo. E che, nel frattempo, per tirature limitate, qualità, storia, sono diventate libri rari.

Per chi fa il nostro mestiere è una lezione silenziosa: un facsimile nasce per riflettere un originale, ma col tempo può diventare un originale di seconda generazione — raro, ricercato, testimone di un’epoca e di un modo di produrre che non torna più.

E allora, mentre consegni il Liber Abaci, ti accorgi che stai entrando in una genealogia concreta. Non un “mercato”, ma una linea temporale fatta di mani, laboratori, scelte, e di quell’ossessione per il dettaglio che, alla fine, è anche una forma di rispetto.

Perché “farlo vedere” conta più del depositarlo

Resta la domanda più importante: perché tenevamo così tanto a consegnarlo anche per “visione del lavoro svolto”?

Perché un facsimile non vive davvero finché non entra in relazione: con chi lo studia, con chi lo conserva, con chi lo confronta con l’originale, con chi ha l’occhio allenato a distinguere l’ottimo dal soltanto buono, e anche con chi lo acquista e lo custodisce.

Noi possiamo raccontare la filiera, la cura, la fedeltà, la difficoltà di certe scelte produttive. Possiamo parlare di materiali, di resa cromatica, di legatura, di spessori e di tolleranze minime.

Ma arriva un punto in cui le parole finiscono e resta una sola cosa: l’oggetto.

Metterlo sul tavolo, davanti a chi vive ogni giorno tra manoscritti e libri rari, significa dire una frase molto semplice:

“Eccolo. Misuratelo.”

E, se devo dirlo fino in fondo, è anche un atto di rispetto. Perché chi custodisce l’originale merita di vedere come lo hai tradotto nel presente.

Il paradosso

C’è stato un paradosso bellissimo, ieri, in quella stanza.

Da una parte consegni un facsimile perché venga conservato come parte della produzione editoriale contemporanea.

Dall’altra, alle tue spalle, sugli scaffali, vedi facsimili di decenni fa che nel frattempo sono diventati rari.

È come se la Biblioteca ti stesse dicendo, senza dire nulla: il tempo trasforma tutto. Anche i facsimili.

E allora capisci che il nostro lavoro non è solo “riprodurre”.

È entrare in una catena lunga: creare un oggetto con le qualità per superare il presente e la dignità da meritarsi un posto nel futuro.

Conclusione: un libro torna a casa

Consegnando il Liber Abaci di Fibonacci in facsimile alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, abbiamo compiuto un gesto semplice e insieme enorme.

Semplice, perché previsto dal deposito legale, con le sue procedure e i suoi passaggi.

Enorme, perché significa che questa opera, nella sua forma contemporanea, entra nel circuito della memoria pubblica.

E in un tempo in cui tutto scorre e poco sembra restare, questo conta.
Conta per noi.

Conta per chi lo possiederà.
Conta per chi, un domani, cercherà tracce e troverà anche questa.
Un libro torna a casa.
E da quel giorno rimane.


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