Capita spesso di esitare: si dice legatura o rilegatura?
Nel linguaggio comune i due termini vengono usati come sinonimi, e nella conversazione quotidiana nessuno si scandalizza. Tuttavia, nel mondo dei libri antichi, dei manoscritti e dei facsimili di alta qualità, la distinzione è utile: non è pignoleria, è precisione.
Rilegatura: il processo, il lavoro, la tecnica
Con rilegatura si intende soprattutto l’operazione: l’insieme di passaggi che trasformano fogli o fascicoli in un volume completo, stabile e consultabile. È il “dietro le quinte” del libro: cucitura, assemblaggio, consolidamento e finitura.
La rilegatura è l’azione che crea.
Esempi:
- “Il manoscritto è stato sottoposto a rilegatura nel XIX secolo.”
- “Si consiglia una rilegatura conservativa.”
- “I fascicoli sono stati inviati in laboratorio per la rilegatura.”
Legatura: struttura, materiali, stile
Il termine legatura richiama invece la forma finale dell’oggetto: coperta, dorso, nervi, capitelli, materiali e stile. Quando descriviamo un volume in catalogo, soprattutto in contesti collezionistici, è “legatura” la parola che risponde meglio alla domanda: com’è fatto? e, in modo inevitabile, che sensazione restituisce appena lo si prende in mano?
La legatura è l’oggetto, la materia, la percezione
Esempi:
- “Legatura in pergamena rigida.”
- “Legatura in pelle con patina naturale.”
- “Legatura coeva / posteriore / di restauro.”
Regola pratica: se parli di materiali e tipologia della coperta, è legatura. Se parli del lavoro eseguito, è rilegatura.




