Viviamo in un’epoca straordinaria, forse persino troppo comoda
Le persone diversamente giovani, come chi scrive, ricorderanno bene i sacrifici dei genitori per acquistare l’enciclopedia di casa. Serviva ai figli per le ricerche scolastiche e, diciamolo, dava anche una certa sicurezza: tutto il sapere del mondo ordinato in salotto, ben rilegato e pronto all’uso.
Io ricordo la GE20 De Agostini, le ore passate tra voci, immagini e rimandi, con i suoi aggiornamenti annuali da comprare… Chissà quanti soldi hanno fatto i venditori porta a porta di enciclopedie in quegli anni…
Oggi viviamo in un’epoca straordinaria. L’accesso alla conoscenza è più ampio, immediato e democratico. Possiamo interrogare un’intelligenza artificiale, seguire lezioni online, leggere articoli, guardare documentari, ottenere sintesi, traduzioni e collegamenti in pochi secondi.
Hai una domanda? La chiedi all’AI. Vuoi capire un concetto? Ti fai guidare.
Vuoi conoscere il contenuto di un libro, di un saggio o di un video lungo tre ore, senza impegnare tre ore della tua vita? Ottieni una sintesi. Magari non diventi Pico della Mirandola, ma almeno sai da che parte cominciare.
Tutto questo è meraviglioso. Soprattutto se pensiamo che il primo personal computer entrato in molte case, il VIC-20, aveva pochi kilobyte di memoria e si programmava con un BASIC tanto essenziale quanto affascinante. Oggi pretendiamo che un’AI ci riassuma Aristotele, ci traduca il latino e magari ci consigli anche cosa cucinare per cena.
L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, utile e affascinante. Può aiutarci a comprendere un testo antico, tradurre una lingua lontana, contestualizzare un autore, collegare idee e aprire porte che fino a pochi anni fa erano riservate soprattutto a studiosi, specialisti o appassionati ostinati.
Anche il web e i social, quando non si limitano all’ennesimo balletto o alla saggezza in formato slogan, possono diventare strumenti preziosi di racconto e divulgazione. Un dettaglio iconografico spiegato in un post, una miniatura raccontata in un video, un articolo sul contesto storico, una conversazione con l’AI che chiarisce un simbolo: tutto può avvicinare il pubblico ai manoscritti da collezione riprodotti in tiratura limitata, ai libri d’arte, alle carte geografiche antiche e alle opere che custodiscono memoria, bellezza e conoscenza.
Il punto, quindi, non è opporre carta e digitale, passato e futuro, biblioteca e algoritmo. Sarebbe una battaglia inutile, oltre che un po’ teatrale. La tecnologia può essere una grande alleata della cultura: facilita la scoperta, amplia l’accesso, accende curiosità. È un po’ come succede con le automobili, i vari dispositivi elettronici, gli ADAS, ampliano le facoltà del guidatore umano, migliorano l’esperienza di guida e le performance
Resta una differenza decisiva: il digitale informa, l’oggetto fisico emoziona. Un libro, una carta antica, un manoscritto riprodotto con cura vanno oltre la trasmissione dei contenuti: chiedono di essere guardati, toccati, custoditi. Trasformano l’informazione in esperienza, la curiosità in relazione, la cultura in qualcosa che resta, invece di svanire con un dito sullo schermo.



