Apicio – De re coquinaria

Apicio – De re coquinaria

Apicio – De re coquinaria BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA (Urb. Lat. 1146) “Non è un semplice ricettario: è la voce della Roma imperiale che parla attraverso i sapori.”

Il cuoco degli imperatori

Marco Gavio Apicio è ricordato come il più celebre cuoco dell’antichità romana. Vissuto tra Augusto e Tiberio, fu un uomo di straordinaria ricchezza, amante dello sfarzo e della sperimentazione culinaria. I suoi banchetti opulenti divennero leggenda, tanto da renderlo un personaggio discusso e ammirato allo stesso tempo. Il suo De re coquinaria rappresenta il più antico ricettario completo giunto fino a noi: oltre 500 ricette che testimoniano non solo il gusto dell’epoca, ma anche la potenza commerciale, culturale e sociale di Roma. Questo testo immortale ha influenzato la cucina europea per secoli ed è oggi considerato un pilastro della storia gastronomica mondiale

1.199,00 

Descrizione

Il manoscritto Urb. Lat. 1146, il viaggio millenario del manoscritto di Apicio

l De re coquinaria di Apicio è giunto fino a noi grazie al manoscritto Urb. Lat. 1146, oggi conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

Il codice fu realizzato nella seconda metà del IX secolo nell’abbazia di Tours, uno dei più importanti centri di produzione libraria dell’età carolingia. Scritto in minuscola carolina e arricchito da pagine miniate, titoli in oro e indici decorati ad arcata, è considerato il testimone più antico e completo del ricettario romano antico.

Nel Quattrocento il manoscritto entrò nella biblioteca dei Duchi di Urbino, grazie a Federico da Montefeltro, che lo volle tra i capolavori della sua collezione rinascimentale. La sua presenza in questa prestigiosa biblioteca sottolinea l’importanza del testo non solo come ricettario, ma come documento di cultura e civiltà.

Nel 1657, con il trasferimento della biblioteca ducale a Roma, il De re coquinaria entrò a far parte del Fondo Urbinate della Biblioteca Apostolica Vaticana, dove è tuttora custodito.
Oggi il facsimile permette di possedere un’opera che ha attraversato oltre mille anni di storia, dal cuore della Francia carolingia al Rinascimento italiano, fino alle sale della biblioteca più importante del mondo. Un patrimonio unico, riprodotto fedelmente e destinato a collezionisti, istituzioni e appassionati di cultura gastronomica e libri rari.

È una testimonianza preziosa della cultura carolingia e della tradizione gastronomica romana. Copiato nel IX secolo a Tours, utilizza la minuscola carolina, la scrittura elegante e leggibile che divenne il modello dei copisti dell’epoca, pensata per garantire chiarezza e uniformità. I titoli e i sommari sono invece tracciati in onciale romana rubricata, con l’uso del colore rosso per mettere in risalto le sezioni, un dettaglio che impreziosisce la struttura e guida la lettura.

La lingua è il latino tardo, arricchito da termini tecnici e forme popolari, segno di un testo concepito non per i letterati ma per i cuochi e i professionisti della cucina. Le ricette sono brevi, essenziali, prive di quantità e tempi di cottura: istruzioni dirette, che presupponevano un sapere pratico consolidato. Questo stile asciutto e tecnico si affianca però a un apparato visivo di straordinario pregio, che rende il codice molto più di un semplice manuale. Le sei pagine miniate, le due pagine su fondo porpora con lettere d’oro e le quattro pagine ad arcata che presentano l’indice trasformano il De re coquinaria in un vero oggetto di lusso, simbolo della raffinatezza carolingia e della centralità della cucina nella cultura delle élite.

Sfogliare oggi il facsimile di questo manoscritto significa entrare in contatto con un’opera che unisce rigore tecnico e splendore artistico, un ricettario romano antico che ha viaggiato nei secoli fino alla Biblioteca Apostolica Vaticana, e che continua a raccontare la grandezza di Roma e la nascita della tradizione gastronomica italiana.

Un viaggio tra ricette e sapori

Nel De re coquinaria troviamo piatti che ancora oggi stupiscono per modernità e creatività.
Tyropatina: dolce a base di latte, miele e uova, antenato dei nostri budini.
Ficatum: il fegato ingrassato con fichi, da cui deriva la parola italiana “fegato”.
Isicia omentata: polpette speziate avvolte nella rete di grasso.
Porcellum hortolanum: maialino ripieno di erbe aromatiche.
Aliter dulcia: dolcetti fritti irrorati di miele.
Ogni ricetta è un frammento della vita quotidiana e aristocratica della Roma imperiale: un mix di ingredienti locali e spezie provenienti da terre lontane, che riflette il ruolo di Roma come centro di scambi e innovazioni.

Tradizione e continuità

Il De re coquinaria è molto più di un ricettario: è un monumento al gusto e alla convivialità. Rappresenta l’anello di congiunzione tra la cucina romana antica e la tradizione gastronomica italiana, che nei secoli ha saputo evolversi integrando nuove materie prime – dalle melanzane portate dagli Arabi al pomodoro giunto dall’America – senza mai perdere la sua identità.

Ancora oggi le aziende agroalimentari italiane, con i loro prodotti d’eccellenza, proseguono questo racconto millenario fatto di qualità, passione e creatività

Scheda tecnica

  • Luoghi di conservazione: Biblioteca Apostolica Vaticana
  • Segnature: Urb. Lat. 1146
  • Datazione: 851-875 dC Monastero di Tours
  • Dimensioni: pagine 23,5 x 19 manoscritto 24,8 × 20,5 cm; altezza massima 2,5 cm
  • Peso: circa 1.200 g
  • Legatura: pelle
  • Numero pagine: 58
  • Pagine con miniature e capilettera: 6
  • Pagine decorate in oro: 6
  • Esemplari prodotti: 500 (50 in vendita esclusiva)
  • Editore: Imago, Rimini
  • Condizioni: nuovo
  • Garanzia: 24 mesi

Cosa stai acquistando

  • Riproduzione tridimensionale esatta in fac-simile del manoscritto De re coquinaria Commentario critico
  • Scatola di lusso in cartone eco-sostenibile oppure, in opzione, teca in plexiglass per esposizione
  • Certificato dell’ulivo donato al Salento
  • Certificato di autenticità, “colophon”. Contiene le seguenti informazioni: titolo dell’opera, ente proprietario, tiratura realizzata, numero dell’opera, data, seguite dal timbro e dalla firma dell’ente proprietario (solitamente una biblioteca pubblica), timbro e firma dell’editore, timbro e firma di un Notaio della Repubblica Italiana.
  • Accesso esclusivo all’area riservata Antiquus con contenuti digitali di approfondimento

Perché acquistare un facsimile del De re coquinaria di Apicio?

Un pezzo unico di storia

Non è un libro qualunque, ma il più antico ricettario completo giunto dall’antichità. Possedere questo facsimile significa avere tra le mani l’opera che ha fondato la gastronomia europea e che racconta la grandezza della Roma imperiale.

Il fascino dell’originale

Il facsimile riproduce fedelmente il manoscritto Urb. Lat. 1146 della Biblioteca Apostolica Vaticana: ogni dettaglio, dalle scritture carolinge alle decorazioni, ti permette di vivere l’esperienza autentica di sfogliare un codice di oltre mille anni fa.

Made in Italy, eccellenza artigianale

L’edizione è realizzata con le tecniche più raffinate della legatoria e della stampa artistica italiana, nel solco di una tradizione che unisce cultura, artigianato e lusso. È un simbolo del “saper fare” italiano che il mondo ci riconosce.

Un’opera da collezione

Ogni facsimile è parte di una tiratura limitata, numerata, destinata a collezionisti, biblioteche, istituzioni e amanti del bello. È un investimento culturale e un bene da custodire e tramandare.

Un ponte tra passato e futuro

Il De re coquinaria non è solo cucina: è identità, gusto e convivialità. Acquistare il facsimile significa entrare in un filo ininterrotto che lega Roma antica alla tradizione gastronomica italiana, fino all’eccellenza agroalimentare di oggi.

Un dono esclusivo

Per il collezionista, lo studioso, l’appassionato di storia o il cultore della buona tavola, il facsimile è un regalo unico, capace di sorprendere e trasmettere emozioni.

Il tuo sigillo

Per rendere unico il tuo esemplare, scegli:

  1. Il numero che più ti rappresenta
  2. La modalità di custodia: scatola di cartone di lusso eco-sostenibile oppure una delle nostre teche in plexiglass, per esporre il manoscritto come un’opera da collezione.

Il tuo manoscritto, il tuo numero, la tua teca: un’eredità unica per te e per chi verrà dopo di te.

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