Apicio – De re coquinaria

Apicio – De re coquinaria

Apicio – De re coquinaria BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA (Urb. Lat. 1146)

Non è un semplice ricettario: è la voce della Roma imperiale che parla attraverso i sapori

Il cuoco degli imperatori

Marco Gavio Apicio è ricordato come il più celebre cuoco dell’antichità romana. Vissuto tra Augusto e Tiberio, fu un uomo di straordinaria ricchezza, amante dello sfarzo e della sperimentazione culinaria. I suoi banchetti opulenti divennero leggenda, tanto da renderlo un personaggio discusso e ammirato allo stesso tempo. Il suo De re coquinaria rappresenta il più antico ricettario completo giunto fino a noi: oltre 500 ricette che testimoniano non solo il gusto dell’epoca, ma anche la potenza commerciale, culturale e sociale di Roma. Questo testo immortale ha influenzato la cucina europea per secoli ed è oggi considerato un pilastro della storia gastronomica mondiale    

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1.199,00 

Descrizione

Cosa stai acquistando

  • riproduzione tridimensionale esatta in facsimile del manoscritto De re coquinaria
  • commentario critico
  • scatola di lusso ecosostenibile oppure, in opzione, teca in plexiglass per esposizione
  • certificato dell’ulivo donato al Salento
  • certificato di autenticità / colophon con dati identificativi dell’opera e firme previste
  • accesso esclusivo all’area riservata Antiquus con contenuti digitali di approfondimento

Scheda tecnica

  • Luogo di conservazione dell’originale: Biblioteca Apostolica Vaticana
  • Segnatura: Urb. Lat. 1146
  • Datazione: 851–875 d.C.
  • Luogo di produzione: Monastero di Tours
  • Dimensioni pagina: 23,5 × 19 cm
  • Dimensioni manoscritto: 24,8 × 20,5 cm
  • Altezza massima: 2,5 cm
  • Peso: circa 1.200 g
  • Legatura: pelle
  • Numero pagine: 58
  • Pagine con miniature e capilettera: 6
  • Pagine decorate in oro: 6
  • Esemplari prodotti: 500
  • Di cui in vendita esclusiva: 50
  • Editore: Imago, Rimini
  • Condizione: nuovo
  • Garanzia 60 mesi
  • Diritto di recesso entro 30 giorni

A chi è destinato

  • collezionisti di facsimili e libri rari
  • studiosi di cultura classica, medievale e gastronomica
  • chef, ristoratori e appassionati di storia della cucina
  • biblioteche, fondazioni e istituzioni culturali
  • chi desidera un regalo davvero memorabile, di quelli che non finiscono in un
  • cassetto ma in una teca

Il manoscritto Urb. Lat. 1146, il viaggio millenario del manoscritto di Apicio

l De re coquinaria di Apicio è giunto fino a noi grazie al manoscritto Urb. Lat. 1146, oggi conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

Il codice fu realizzato nella seconda metà del IX secolo nell’abbazia di Tours, uno dei più importanti centri di produzione libraria dell’età carolingia. Scritto in minuscola carolina e arricchito da pagine miniate, titoli in oro e indici decorati ad arcata, è considerato il testimone più antico e completo del ricettario romano antico.

Nel Quattrocento il manoscritto entrò nella biblioteca dei Duchi di Urbino, grazie a Federico da Montefeltro, che lo volle tra i capolavori della sua collezione rinascimentale. La sua presenza in questa prestigiosa biblioteca sottolinea l’importanza del testo non solo come ricettario, ma come documento di cultura e civiltà.

Nel 1657, con il trasferimento della biblioteca ducale a Roma, il De re coquinaria entrò a far parte del Fondo Urbinate della Biblioteca Apostolica Vaticana, dove è tuttora custodito.

Oggi il facsimile permette di possedere un’opera che ha attraversato oltre mille anni di storia, dal cuore della Francia carolingia al Rinascimento italiano, fino alle sale della biblioteca più importante del mondo. Un patrimonio unico, riprodotto fedelmente e destinato a collezionisti, istituzioni e appassionati di cultura gastronomica e libri rari.

È una testimonianza preziosa della cultura carolingia e della tradizione gastronomica romana. Copiato nel IX secolo a Tours, utilizza la minuscola carolina, la scrittura elegante e leggibile che divenne il modello dei copisti dell’epoca, pensata per garantire chiarezza e uniformità. I titoli e i sommari sono invece tracciati in onciale romana rubricata, con l’uso del colore rosso per mettere in risalto le sezioni, un dettaglio che impreziosisce la struttura e guida la lettura.

La lingua è il latino tardo, arricchito da termini tecnici e forme popolari, segno di un testo concepito non per i letterati ma per i cuochi e i professionisti della cucina. Le ricette sono brevi, essenziali, prive di quantità e tempi di cottura: istruzioni dirette, che presupponevano un sapere pratico consolidato. Questo stile asciutto e tecnico si affianca però a un apparato visivo di straordinario pregio, che rende il codice molto più di un semplice manuale.

Le sei pagine miniate, le due pagine su fondo porpora con lettere d’oro e le quattro pagine ad arcata che presentano l’indice trasformano il De re coquinaria in un vero oggetto di lusso, simbolo della raffinatezza carolingia e della centralità della cucina nella cultura delle élite.

Sfogliare oggi il facsimile di questo manoscritto significa entrare in contatto con un’opera che unisce rigore tecnico e splendore artistico, un ricettario romano antico che ha viaggiato nei secoli fino alla Biblioteca Apostolica Vaticana, e che continua a raccontare la grandezza di Roma e la nascita della tradizione gastronomica italiana.

Un viaggio tra ricette e sapori

Nel De re coquinaria troviamo piatti che ancora oggi stupiscono per modernità e creatività.

Tyropatina: dolce a base di latte, miele e uova, antenato dei nostri budini.
Ficatum: il fegato ingrassato con fichi, da cui deriva la parola italiana “fegato”.
Isicia omentata: polpette speziate avvolte nella rete di grasso.
Porcellum hortolanum: maialino ripieno di erbe aromatiche.
Aliter dulcia: dolcetti fritti irrorati di miele.

Ogni ricetta è un frammento della vita quotidiana e aristocratica della Roma imperiale: un mix di ingredienti locali e spezie provenienti da terre lontane, che riflette il ruolo di Roma come centro di scambi e innovazioni.

Tradizione e continuità

Il De re coquinaria di Apicio è molto più di un antico ricettario: è una testimonianza fondativa della cucina romana e, insieme, una delle radici più autorevoli della cucina italiana.

Quest’opera racconta una tradizione del gusto fatta di tecnica, cultura della tavola e convivialità, capace nei secoli di evolversi senza perdere la propria identità.

Oggi quella stessa tradizione ha ricevuto un riconoscimento internazionale di straordinario valore: la cucina italiana è stata infatti iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO nel 2025.

In questo senso, il De re coquinaria ne testimonia l’origine più antica, mentre la sua perdurante autorevolezza è confermata anche dal fatto che la Biblioteca Gastronomica di Academia Barilla conserva un esemplare del De re coquinaria, riconoscendone il valore storico e culturale nel panorama della gastronomia italiana.

Il manoscritto Urb. Lat. 1146, il viaggio millenario del manoscritto di Apicio

l De re coquinaria di Apicio è giunto fino a noi grazie al manoscritto Urb. Lat. 1146, oggi conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.

Il codice fu realizzato nella seconda metà del IX secolo nell’abbazia di Tours, uno dei più importanti centri di produzione libraria dell’età carolingia. Scritto in minuscola carolina e arricchito da pagine miniate, titoli in oro e indici decorati ad arcata, è considerato il testimone più antico e completo del ricettario romano antico.

Nel Quattrocento il manoscritto entrò nella biblioteca dei Duchi di Urbino, grazie a Federico da Montefeltro, che lo volle tra i capolavori della sua collezione rinascimentale. La sua presenza in questa prestigiosa biblioteca sottolinea l’importanza del testo non solo come ricettario, ma come documento di cultura e civiltà.

Nel 1657, con il trasferimento della biblioteca ducale a Roma, il De re coquinaria entrò a far parte del Fondo Urbinate della Biblioteca Apostolica Vaticana, dove è tuttora custodito.

Oggi il facsimile permette di possedere un’opera che ha attraversato oltre mille anni di storia, dal cuore della Francia carolingia al Rinascimento italiano, fino alle sale della biblioteca più importante del mondo. Un patrimonio unico, riprodotto fedelmente e destinato a collezionisti, istituzioni e appassionati di cultura gastronomica e libri rari.

È una testimonianza preziosa della cultura carolingia e della tradizione gastronomica romana. Copiato nel IX secolo a Tours, utilizza la minuscola carolina, la scrittura elegante e leggibile che divenne il modello dei copisti dell’epoca, pensata per garantire chiarezza e uniformità. I titoli e i sommari sono invece tracciati in onciale romana rubricata, con l’uso del colore rosso per mettere in risalto le sezioni, un dettaglio che impreziosisce la struttura e guida la lettura.

La lingua è il latino tardo, arricchito da termini tecnici e forme popolari, segno di un testo concepito non per i letterati ma per i cuochi e i professionisti della cucina. Le ricette sono brevi, essenziali, prive di quantità e tempi di cottura: istruzioni dirette, che presupponevano un sapere pratico consolidato. Questo stile asciutto e tecnico si affianca però a un apparato visivo di straordinario pregio, che rende il codice molto più di un semplice manuale.

Le sei pagine miniate, le due pagine su fondo porpora con lettere d’oro e le quattro pagine ad arcata che presentano l’indice trasformano il De re coquinaria in un vero oggetto di lusso, simbolo della raffinatezza carolingia e della centralità della cucina nella cultura delle élite.

Sfogliare oggi il facsimile di questo manoscritto significa entrare in contatto con un’opera che unisce rigore tecnico e splendore artistico, un ricettario romano antico che ha viaggiato nei secoli fino alla Biblioteca Apostolica Vaticana, e che continua a raccontare la grandezza di Roma e la nascita della tradizione gastronomica italiana.

Un viaggio tra ricette e sapori

Nel De re coquinaria troviamo piatti che ancora oggi stupiscono per modernità e creatività.

Tyropatina: dolce a base di latte, miele e uova, antenato dei nostri budini.
Ficatum: il fegato ingrassato con fichi, da cui deriva la parola italiana “fegato”.
Isicia omentata: polpette speziate avvolte nella rete di grasso.
Porcellum hortolanum: maialino ripieno di erbe aromatiche.
Aliter dulcia: dolcetti fritti irrorati di miele.

Ogni ricetta è un frammento della vita quotidiana e aristocratica della Roma imperiale: un mix di ingredienti locali e spezie provenienti da terre lontane, che riflette il ruolo di Roma come centro di scambi e innovazioni.

Tradizione e continuità

Il De re coquinaria di Apicio è molto più di un antico ricettario: è una testimonianza fondativa della cucina romana e, insieme, una delle radici più autorevoli della cucina italiana.

Quest’opera racconta una tradizione del gusto fatta di tecnica, cultura della tavola e convivialità, capace nei secoli di evolversi senza perdere la propria identità.

Oggi quella stessa tradizione ha ricevuto un riconoscimento internazionale di straordinario valore: la cucina italiana è stata infatti iscritta nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO nel 2025.

In questo senso, il De re coquinaria ne testimonia l’origine più antica, mentre la sua perdurante autorevolezza è confermata anche dal fatto che la Biblioteca Gastronomica di Academia Barilla conserva un esemplare del De re coquinaria, riconoscendone il valore storico e culturale nel panorama della gastronomia italiana.

Un ricettario imperiale nella tua collezione: l’eredità di Roma che continua

Custodire e collezionare un’opera come questa significa entrare in contatto con una delle radici più profonde della civiltà mediterranea e della tradizione gastronomica italiana.

Il De re coquinaria non è soltanto una testimonianza del passato, ma un’opera viva, che ancora oggi racconta il valore del sapere, della bellezza e della convivialità come espressioni essenziali della nostra cultura.

Scoprire questo manoscritto significa risalire all’origine di un patrimonio che continua a vivere sulle nostre tavole. Per collezionisti, bibliofili, studiosi e appassionati di arte gastronomica, questa edizione rappresenta un’occasione rara: possedere un’opera simbolica, autorevole e senza tempo.

Lasciati guidare alla scoperta del De re coquinaria e accogli nella tua collezione una testimonianza straordinaria delle origini della cucina italiana.

Domande frequenti su Apicio – De re coquinaria e sul facsimile

È il facsimile del manoscritto Urb. Lat. 1146 della Biblioteca Apostolica Vaticana, che tramanda uno dei più celebri ricettari del mondo antico.

La tradizione identifica Apicio con Marco Gavio Apicio, personaggio vissuto al tempo di Tiberio e divenuto simbolo di lusso gastronomico e raffinatezza culinaria.

Il testo è tradizionalmente attribuito al suo nome, ma gli studiosi ritengono che la redazione giunta fino a noi sia il risultato di una lunga stratificazione e di una compilazione tarda.

Perché è uno dei due soli testimoni del De re coquinaria anteriori al XV secolo ed è quindi fondamentale sia dal punto di vista storico sia da quello filologico.

L’originale è conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana con segnatura Urb. Lat. 1146.

Il codice fu copiato nel IX secolo a Tours, probabilmente nello scriptorium di San Martino.

Le pagine purpuree, le scritture in oro, le decorazioni a palmette, gli indici ad arcata e la minuscola carolina ne fanno un vero capolavoro del libro carolingio.

Comprende il facsimile, il commentario critico, la confezione di pregio prevista, i certificati indicati nella scheda e l’accesso ai contenuti riservati Antiquus.

L’acquisto prevede garanzia 60 mesi e diritto di recesso entro 30 giorni.

Sì. È perfetta per chi ama libri rari, storia, gastronomia, arte del manoscritto e oggetti di grande presenza scenica. In breve: è il regalo ideale per chi ha già tutto, tranne un ricettario imperiale miniato.

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