I Trionfi di Petrarca – Foglio 40v

I Trionfi di Petrarca – Foglio 40v

Davide e Betsabea: desiderio, potere, menzogna e morte

Riproduzione 21 x 32,5 cm del foglio 40v dei Trionfi di Petrarca con Davide, Betsabea e Uria: miniatura del Codice 2581 di Vienna in tiratura limitata e numerata con decorazioni in oro Una miniatura che si attraversa con lo sguardo Questa carta non mostra soltanto un episodio biblico: racconta una sequenza intera, quasi un thriller politico miniato nel primo Cinquecento. In un solo foglio il miniatore concentra Davide che osserva Betsabea, la nudità rituale della donna immersa nell'acqua, la lettera affidata a Uria e la battaglia in cui il soldato viene mandato incontro alla morte. Il tempo procede dentro l'immagine. Lo sguardo scende verso il bagno di Betsabea, risale al balcone di Davide, incontra la scena della lettera e arriva fino allo scontro militare. Il cavaliere in armatura d'oro che compare davanti al re e poi nella battaglia è identificabile con Uria: prima messaggero inconsapevole, poi vittima dell'ordine segreto. Il retro completa la lettura. La pagina testuale, sotto la rubrica "d'amour", riflette sull'amore che conduce alla menzogna e condanna il falso come colpa morale. Fronte e retro dialogano così in modo perfetto: l'immagine mostra desiderio, inganno e morte; il testo rivela il tema profondo della menzogna generata dall'amore.            

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149,00 

Descrizione

Descrizione

La carta riproduce il foglio 40v dei Trionfi di Francesco Petrarca, Codice 2581, oggi conservato presso la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna. La scena appartiene al ciclo del Trionfo dell’Amore, dove figure bibliche, storiche e leggendarie appaiono vinte dalla forza dell’amore, della passione e del destino.

Il soggetto è la vicenda di Davide, Betsabea e Uria. Davide, re d’Israele, vede Betsabea mentre si bagna. Betsabea è moglie di Uria l’Ittita, soldato fedele dell’esercito del re. Da quello sguardo nasce una catena di eventi che la miniatura racconta con straordinaria efficacia: desiderio, tentativo di coprire la colpa, inganno della lettera e morte del marito.

La costruzione dell’immagine è particolarmente raffinata perché non rappresenta un solo istante, ma una narrazione continua. In basso, accanto a una fontana dorata, Betsabea è immersa nell’acqua fino alle ginocchia e tiene tra le mani un velo trasparente. La sua figura domina il centro della composizione. A sinistra, Davide si sporge dal balcone: il gesto della mano e l’inclinazione del corpo indicano il momento dello sguardo, l’istante in cui la storia comincia a precipitare.

Più in alto, sopra il pergolato, la narrazione compie un salto temporale. Davide appare con lo scettro davanti a Uria, riconoscibile dall’armatura d’oro. Tra i due compare la lettera. Secondo il racconto biblico, quella missiva contiene l’ordine inviato al comandante Ioab: collocare Uria nel punto più pericoloso della battaglia e lasciarlo morire. Il dettaglio è drammatico perché Uria diventa il messaggero inconsapevole della propria condanna.

Ancora più in alto, nello sfondo, la vicenda arriva al suo esito. Lo stesso cavaliere in armatura d’oro viene travolto nello scontro. L’oro dell’armatura permette di seguire Uria lungo la sequenza: prima davanti al re, poi dentro la battaglia. In una sola miniatura convivono causa e conseguenza, scena privata e tragedia pubblica, desiderio e delitto.

Betsabea: bellezza, rito e vulnerabilità

La figura di Betsabea è uno degli elementi più audaci della carta. In un manoscritto miniato del primo Cinquecento, la scelta di rappresentare una donna nuda, posta al centro della composizione e con il corpo esposto in modo così evidente, possiede una forza visiva sorprendente. Il velo trasparente attraversa il corpo senza coprirlo davvero e accentua la delicatezza della figura, trasformandola nel centro luminoso della scena.

Il significato diventa ancora più profondo se letto nel contesto biblico. Betsabea si trova al bagno, ma quel gesto ha valore rituale: sta compiendo un bagno di purificazione prescritto dalla Legge ebraica dopo il ciclo mestruale. La scena nasce quindi da un atto di purezza, intimità e osservanza religiosa. Proprio questo rende più forte il contrasto morale: il momento privato e rituale di Betsabea viene intercettato dallo sguardo di Davide e trasformato nell’inizio della tragedia.

La nudità della protagonista è bellezza, ma anche vulnerabilità. Il corpo di Betsabea, esposto allo sguardo del re, diventa il punto da cui si muove tutta la sequenza narrativa: desiderio, adulterio, copertura della colpa, lettera di morte e caduta di Uria. La responsabilità morale della catastrofe appartiene però a Davide: è lui che guarda, desidera, convoca, mente e ordina.

Il retro della carta: amore, menzogna e giudizio morale

Il retro non è un semplice lato secondario. La pagina conserva un testo manoscritto in francese antico sotto la rubrica “d’amour”. Il passo riflette sull’amore che conduce alla menzogna e richiama l’episodio di Abramo, spinto a mentire per timore e per amore. La pagina prosegue con una condanna morale del falso e cita una formula latina di forte intensità: “Mendacium est per se ipsum improbrum ac vituperatione dignum”, cioè la menzogna è di per sé riprovevole e degna di biasimo.

Questo elemento testuale dialoga in modo sorprendente con il fronte miniato. Davide desidera Betsabea e costruisce una finzione per coprire la colpa; il retro riflette proprio sull’amore che spinge alla menzogna. L’oggetto diventa così un piccolo dittico narrativo e morale: immagine e parola raccontano entrambe il lato oscuro dell’amore quando diventa segreto, possesso e rovina.

La lettera di Davide a Uria

Uno dei dettagli più forti della miniatura è la lettera. Nel Secondo libro di Samuele 11,14-15, Davide scrive al comandante Ioab e ordina che Uria venga posto in prima linea, nel punto più duro dello scontro, e che poi gli altri soldati si ritirino, affinché egli sia colpito e muoia. Il messaggio viene affidato proprio a Uria.

Questo passaggio conferisce alla scena una tensione quasi da spy story: il soldato fedele porta con sé, senza saperlo, il decreto della propria morte. Per questo la missiva è il vero oggetto drammatico della carta. Un piccolo foglio racchiude la trasformazione del desiderio in crimine, dell’autorità in abuso e della guerra in strumento di eliminazione.

La storia del manoscritto

Il codice da cui deriva questa carta appartiene a uno dei cicli miniati più affascinanti dedicati ai Trionfi petrarcheschi. L’opera testimonia la fortuna francese di Petrarca: il testo è in traduzione francese attribuita a Simon Bougouyne, e il manoscritto è suddiviso in due volumi, oggi identificati come Cod. 2581 e Cod. 2582 della Biblioteca Nazionale Austriaca di Vienna.

La storia proprietaria del manoscritto è prestigiosa e itinerante. Il codice appartenne inizialmente a Renato II di Lorena, passò poi nella raccolta di Eugenio di Savoia e nel 1738 entrò nella biblioteca dell’imperatore Carlo VI. Durante l’età napoleonica fu portato in Francia nel 1808 e tornò a Vienna nel 1814. Dalle corti di Lorena alla Vienna imperiale, fino alla parentesi napoleonica, il Codice 2581 attraversa secoli di storia europea.

Caratteristiche del prodotto

  • Opera: I Trionfi di Petrarca
  • Autore: Francesco Petrarca
  • Epoca del manoscritto originale: XVI secolo / primo Cinquecento
  • Soggetto della carta: Davide e Betsabea, con Uria e la lettera di morte
  • Foglio di riferimento: 40v
  • Codice originale: Cod. 2581
  • Biblioteca dell’originale: Österreichische Nationalbibliothek, Vienna
  • Ciclo iconografico: Trionfo dell’Amore
  • Traduzione: Francese, attribuita a Simon Bougouyne
  • Fronte: Miniatura a piena pagina con Davide, Betsabea, Uria e la battaglia
  • Retro: Testo manoscritto in francese antico sotto la rubrica “d’amour”
  • Dimensioni: Larghezza 21 cm x altezza 32,5 cm
  • Tipologia: Carta miniata da collezione
  • Edizione: Riproduzione in tiratura limitata e numerata in 199 esemplari
  • Materiale: Carta speciale
  • Stampa: Fine art con decorazioni in oro
  • Allegati all’opera: Certificato, garanzia, istruzioni per la conservazione, breve descrizione dell’opera

Perché comprarla

Questa carta è pensata per chi cerca un oggetto capace di attirare lo sguardo e trattenere l’immaginazione. Nel formato verticale 21 x 32,5 cm, la scena acquista presenza: l’oro della cornice, il corpo luminoso di Betsabea, la lettera consegnata a Uria e la battaglia sullo sfondo diventano dettagli da osservare da vicino, quasi da attraversare con gli occhi.

Non è una semplice riproduzione decorativa, ma una pagina narrativa da collezione: racconta desiderio, potere, inganno e destino con la forza visiva di un manoscritto miniato rinascimentale. Appesa, incorniciata o custodita, porta in uno spazio personale una storia antica che continua a sorprendere chi la guarda.

La tiratura limitata e numerata in 199 esemplari, la stampa fine art e le decorazioni in oro la rendono una scelta ideale per collezionisti, appassionati di Petrarca, manoscritti miniati, arte rinascimentale e oggetti culturali di grande personalità.

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La scena di Davide e Betsabea racchiude una delle vicende più intense dell’Antico Testamento: desiderio, potere, menzogna e fedeltà si intrecciano in una narrazione sorprendentemente moderna.

Abbiamo dedicato un approfondimento completo al foglio 40v dei Trionfi di Petrarca, analizzando la miniatura, il Codice 2581 di Vienna e il significato simbolico dei suoi dettagli.

👉 Leggi l’articolo dedicato a Davide e Betsabea nei Trionfi di Petrarca

Faq – I Trionfi di Petrarca foglio 40v

La carta raffigura la vicenda di Davide, Betsabea e Uria. In un’unica miniatura sono concentrati più momenti: Betsabea al bagno, Davide che la osserva, lo scambio della lettera con Uria e la battaglia in cui il soldato viene ucciso.

Il miniatore dispone gli episodi su più registri visivi. Il tempo procede dal bagno di Betsabea alla decisione del re, dalla lettera affidata a Uria fino alla battaglia. La pagina funziona come una narrazione continua, quasi cinematografica.

Il cavaliere in armatura d’oro è Uria. La stessa armatura permette di riconoscerlo sia nella scena dello scambio della lettera sia nella battaglia sullo sfondo, dove il suo destino si compie.

Secondo il racconto biblico, Davide affida a Uria una lettera destinata a Ioab. Il messaggio ordina di collocare Uria nel punto più pericoloso della battaglia e di ritirare gli altri soldati, affinché venga colpito e muoia.

Davide aveva desiderato Betsabea, moglie di Uria, e la donna era rimasta incinta. La morte di Uria serviva a coprire la colpa e a liberare il re dalle conseguenze pubbliche del suo gesto. La vicenda mostra il passaggio dal desiderio privato all’abuso del potere.

Betsabea tiene tra le mani un velo trasparente o un leggerissimo panno da bagno. Il velo non nasconde davvero il corpo, ma accentua la delicatezza della figura e la centralità visiva della scena.

Sì. Secondo il racconto biblico, Betsabea sta compiendo un bagno rituale di purificazione dopo il ciclo mestruale. Questo dettaglio rende la scena ancora più intensa: il gesto appartiene alla purezza, all’intimità e all’osservanza religiosa, ma lo sguardo di Davide lo trasforma nell’inizio della tragedia.

La nudità di Betsabea è il fulcro visivo della composizione. In un manoscritto miniato del primo Cinquecento, la scelta di raffigurare una donna nuda, con il corpo esposto in modo così evidente, ha una forza sorprendente. Non è solo bellezza: è vulnerabilità davanti allo sguardo del potere.

Il retro conserva il testo manoscritto in francese antico sotto la rubrica “d’amour”. Il passo riflette sull’amore che induce alla menzogna e condanna moralmente il falso. Questo crea un forte dialogo con la scena del fronte, dove Davide costruisce l’inganno che porterà Uria alla morte.

La carta deriva dai Trionfi di Francesco Petrarca, foglio 40v del Codice 2581 conservato presso la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna. Quella proposta è una riproduzione in tiratura limitata e numerata, non un foglio manoscritto originale del Cinquecento.

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Porcia e i carboni ardenti miniatura dei Trionfi di Petrarca dal Codice 2581 di Vienna

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