San Francesco, il Cantico delle Creature e la bellezza della natura

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Antiquus

Dall’inizio dell’anno Antiquus sta portando avanti un percorso commerciale e divulgativo dedicato a San Francesco d’Assisi, in occasione dell’ottocentesimo anniversario della sua morte.

Di questo progetto trovate traccia nel nostro catalogo online, attraverso una selezione di opere dedicate al Santo di Assisi, e nel blog di Antiquus, dove abbiamo pubblicato diversi approfondimenti sulla sua vita, sul suo messaggio spirituale e sulla straordinaria eredità culturale che continua ancora oggi a parlare al nostro tempo.

Tra questi contributi rientra anche l’articolo che, con pazienza e comprensione, state leggendo, dedicato al Cantico delle Creature, alla bellezza della natura e al significato profondamente attuale del rapporto tra San Francesco e l’ecologia.

Proprio grazie a questo percorso sono stato invitato a intervenire al convegno “La bellezza e la grazia: immagini francescane nell’arte della pittura e della miniatura”, che si terrà a Selva di Fasano, in Puglia, l’11 agosto di quest’anno.

Una piacevole alternanza tra vacanza e lavoro, anche se non ho ancora stabilito con precisione dove finisca l’una e cominci l’altro.

Avendo ricevuto una certa libertà nella scelta degli argomenti, da credente ho deciso di osservare la figura di Francesco da una prospettiva personale, senza limitarmi a una lettura esclusivamente devozionale o rigidamente tradizionale.

Mi sono quindi concentrato su due temi principali:

  • la bellezza alchemica della trasformazione da Francesco a san Francesco;
  • la bellezza della natura, partendo dal Cantico delle Creature, dalla proclamazione di San Francesco come patrono dell’ecologia e dal legame con il Salento, una terra di straordinaria bellezza profondamente ferita dalla Xylella.

Da quest’ultimo tema nasce anche il collegamento con OLIVAMI, il progetto che contribuisce alla rinascita del paesaggio salentino attraverso la piantumazione di nuovi ulivi e con il quale Antiquus collabora da tempo.

La cura della natura, infatti, non può limitarsi alla contemplazione della sua bellezza. Deve tradursi anche in responsabilità, attenzione e gesti concreti capaci di restituire vita ai territori feriti.

Dai lavori preparatori per il convegno sono nati due brevi articoli.

Il primo, “San Francesco e l'oro interiore: una visione alchemica della trasformazione cristiana”, è stato pubblicato la scorsa settimana.

Il secondo è quello che state leggendo: un approfondimento sul Cantico delle Creature, sulla visione francescana della natura e sulle ragioni che portarono San Giovanni Paolo II a scegliere Francesco d’Assisi come patrono degli ecologisti.

Il Cantico delle Creature non è soltanto una poesia sulla natura: è una preghiera di lode e una vera grammatica della relazione tra l’uomo, il creato e Dio.

Il Cantico non è semplicemente una poesia sulla natura

Il Cantico delle Creature, o Cantico di frate Sole, non descrive la natura come un paesaggio piacevole da ammirare. È prima di tutto una preghiera di lode: il sole, la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco e la terra non prendono il posto di Dio, ma ne manifestano la bontà, la bellezza e la generosità.

«Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione».

Il sole è bello, dunque, perché porta un segno del Creatore. La natura non viene divinizzata: diventa una realtà attraverso la quale l’uomo può riconoscere qualcosa di Dio.

Questo passaggio è importante anche per evitare una lettura troppo moderna o semplicistica di Francesco. Egli non è un ambientalista medievale nel senso contemporaneo del termine.

La sua è una visione religiosa del creato dalla quale, tuttavia, discendono conseguenze ecologiche molto concrete:

  • ciò che è dono non può essere trattato come una cosa priva di valore;
  • ciò che rimanda al Creatore non può essere sfruttato senza misura.

Fratello, sorella e madre: il linguaggio della relazione

L’aspetto più rivoluzionario del Cantico è probabilmente il linguaggio della parentela:

  • frate sole;
  • sora luna;
  • frate vento;
  • sora acqua;
  • frate fuoco;
  • sora nostra matre terra.

Francesco non dice “il mio sole”, “la mia acqua” o “la terra che mi appartiene”. Riduce la distanza tra l’uomo e il creato chiamando ogni elemento fratello o sorella.

Queste parole rovesciano la logica del possesso. Un fratello non è una risorsa, una sorella non è un oggetto da consumare.

La terra è contemporaneamente sorella e madre: perché condivide con noi l’origine creaturale e perché ci sostiene, ci governa e produce frutti, fiori ed erbe.

Qui troviamo un passaggio molto efficace per il collegamento con OLIVAMI: l’ulivo salentino non è soltanto una pianta produttiva e il territorio non è soltanto una superficie agricola. Sono parti di una relazione storica, umana e ambientale. Quando gli ulivi vengono distrutti, non si perde esclusivamente una fonte di reddito: viene ferito un legame tra la terra, il paesaggio, le famiglie e le generazioni.

La bellezza francescana della natura è anche utilità, umiltà, armonia e sostentamento

Francesco non separa la bellezza dalla funzione concreta delle creature:

l’acqua è «multo utile et humile et pretiosa et casta».
il fuoco è «bello e iocundo e robustoso e forte».

La terra, scrive Francesco, «sustenta e governa» e produce frutti, fiori ed erbe. In queste parole emerge una verità antica quanto la storia dell’uomo e, proprio per questo, ancora profondamente attuale: la natura non è soltanto il luogo in cui viviamo, ma ciò che rende possibile la nostra stessa sopravvivenza.

Da sempre l’essere umano dipende dalla terra, dall’acqua, dal sole e dall’alternarsi delle stagioni. La natura nutre, disseta, illumina, riscalda e offre le condizioni indispensabili alla vita. La sua bellezza, quindi, non risiede soltanto nelle immagini suggestive che sa regalarci, ma anche nella sua capacità concreta e silenziosa di sostenere la nostra esistenza.

Francesco sembra cogliere perfettamente questa dimensione quando attribuisce agli elementi naturali qualità che non sono soltanto fisiche, ma quasi morali. L’acqua, definita «utile, umile, preziosa e casta», ne è l’esempio più evidente: scende, si adatta, raggiunge i luoghi più bassi e si mette al servizio della vita senza imporsi.

La contemplazione della natura diventa così anche una forma di insegnamento. Nel suo equilibrio, nella sua generosità e nella sua apparente semplicità, il creato offre all’uomo un modello di misura, umiltà e armonia.

Un canto nato nel dolore, non nell’idillio

Il Cantico acquista un significato ancora maggiore considerando le condizioni in cui nacque. Secondo la tradizione francescana, Francesco compose la parte principale a San Damiano nel 1225, dopo una notte segnata dalle sofferenze delle sue malattie e in un periodo di grave debolezza fisica. Non è quindi il canto spensierato di un uomo che osserva un bel paesaggio da una posizione serena: è la lode di una persona sofferente che riesce ancora a riconoscere la bellezza e il valore della vita.

Questa circostanza crea un collegamento molto forte con il Salento

Il paesaggio colpito dalla Xylella non deve essere raccontato soltanto attraverso la nostalgia per ciò che è stato perduto. Il messaggio francescano permette di parlare della capacità di riconoscere una possibilità di rinascita dentro una ferita.

Francesco non nega il dolore. Il Cantico, infatti, dopo gli elementi naturali, comprende:

  • coloro che perdonano;
  • chi sostiene infermità e tribolazioni;
  • persino “sora nostra morte corporale”.

Il percorso parte dallo splendore del sole e arriva alla sofferenza, alla riconciliazione e alla morte. Per questo non è soltanto un canto ecologico: è una visione completa dell’esistenza, nella quale natura, umanità, fragilità e speranza appartengono alla stessa armonia.

Perché san Giovanni Paolo II scelse proprio Francesco

Il 29 novembre 1979 san Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica Inter sanctos, proclamò san Francesco d’Assisi patrono celeste dei cultori dell’ecologia, cioè di coloro che studiano e operano nel campo dell’ecologia.

La decisione rispondeva formalmente a una richiesta presentata dal cardinale Silvio Oddi, allora prefetto della Congregazione per il Clero, anche a nome di un’associazione internazionale impegnata nelle tematiche ambientali e nella qualità della vita, ma la motivazione sostanziale indicata dal Pontefice è molto più profonda.

Giovanni Paolo II individua tre ragioni fondamentali.

1. La natura è un dono, non una proprietà assoluta

Nella lettera, la natura viene definita un dono meraviglioso fatto da Dio all’umanità. Se è un dono, l’uomo può utilizzarla, ma non comportarsi come un padrone senza limiti.

2. Francesco percepiva l’unità dell’opera creatrice

Il Pontefice afferma che Francesco avvertì in maniera singolare tutte le opere del Creatore. Non amava soltanto alcuni animali o alcuni aspetti gradevoli della natura: riconosceva l’intero creato come una realtà unitaria, ordinata e meritevole di rispetto.

3. Il Cantico trasforma la contemplazione in lode

La prova più alta di questa sensibilità è, per Giovanni Paolo II, proprio il Cantico delle Creature. Francesco non si ferma all’ammirazione estetica, ma attraverso le creature attribuisce a Dio lode, gloria, onore e benedizione.

La scelta, quindi, non nasce da una generica immagine romantica del santo che parla agli uccelli. Francesco viene scelto perché propone una precisa grammatica dell’ecologia cristiana:

dono → fraternità → gratitudine → responsabilità → cura.

Non soltanto ecologia ambientale

In Francesco la cura del creato non può essere separata dalla cura delle persone. Nel Cantico, subito dopo la terra, compaiono il perdono, la malattia, la sofferenza e la pace.

Questo è un punto che sarà poi sviluppato nel concetto di ecologia integrale: non è coerente difendere la natura ignorando gli esseri umani, così come non è possibile difendere la dignità umana distruggendo l’ambiente dal quale dipende la vita.

Papa Francesco, nella Laudato si’, definisce il santo di Assisi il modello per eccellenza di una cura autentica e gioiosa delle persone vulnerabili e del creato. Ricorda inoltre che la fraternità francescana unisce la pace, la giustizia e la salvaguardia della natura.

San Francesco, il Salento e la rinascita degli ulivi con OLIVAMI

San Francesco non ci insegna soltanto a contemplare la natura quando appare intatta, rigogliosa e armoniosa. Il suo messaggio ci invita a riconoscerla come sorella anche quando è ferita, impoverita o minacciata. È proprio in questi momenti che l’amore per il creato deve superare la semplice ammirazione e trasformarsi in responsabilità, cura e azione concreta.

Questo insegnamento assume un significato particolarmente forte pensando al Salento e alle conseguenze della Xylella. La diffusione del batterio non ha colpito soltanto milioni di ulivi, ma ha spezzato un equilibrio costruito nei secoli tra natura, agricoltura e comunità. Gli ulivi salentini non rappresentavano esclusivamente una risorsa produttiva: erano parte del paesaggio, del lavoro quotidiano, della memoria delle famiglie e dell’identità culturale di un intero territorio.

La perdita di questi alberi ha quindi provocato una ferita ambientale, economica e umana. Un paesaggio modellato per generazioni è cambiato nel giro di pochi anni, lasciando vuoti visibili nella terra e nella vita delle persone che da quella terra traevano sostentamento.

In questo contesto, la collaborazione tra Antiquus e OLIVAMI assume un valore che va ben oltre la semplice riforestazione del Salento. Piantare nuovi ulivi significa contribuire alla ricostruzione del paesaggio, sostenere gli agricoltori e le comunità locali, mantenere vivo il rapporto tra la terra e la sua storia e affidare alle generazioni future nuovi alberi da coltivare, custodire e tramandare.

La rinascita degli ulivi del Salento rappresenta così una forma contemporanea di quella fraternità con il creato cantata da San Francesco nel Cantico delle Creature. La bellezza della natura non viene soltanto osservata o celebrata, ma protetta e ricostruita attraverso gesti concreti.

Per Francesco, infatti, la natura non è un oggetto estraneo all’uomo né una semplice risorsa da utilizzare: è una relazione. Quando questa relazione viene ferita, non basta provare dispiacere o nostalgia per ciò che è andato perduto. Occorre intervenire, prendersene cura e creare le condizioni perché la vita possa tornare.

È questo il significato più profondo della collaborazione con OLIVAMI: trasformare la contemplazione della bellezza in un impegno concreto per il territorio. Ogni nuovo ulivo piantato diventa un segno di speranza, una risposta alla devastazione provocata dalla Xylella e una promessa rivolta al futuro.

Un invito in Salento

Di questo legame tra San Francesco, ecologia, bellezza della natura e rinascita del Salento parlerò l’11 agosto a Selva di Fasano, durante il convegno “La bellezza e la grazia: immagini francescane nell’arte della pittura e della miniatura”.

Sarà l’occasione per riflettere insieme sull’attualità del messaggio francescano, sul valore del Cantico delle Creature e sulla necessità di trasformare l’amore per la natura in attenzione concreta verso i territori feriti.

In una terra segnata dalla perdita di tanti ulivi, ma anche capace di reagire, ricostruire e tornare a fiorire, il pensiero di San Francesco acquista un significato ancora più profondo: amare la natura significa riconoscerne il valore, rispettarne la fragilità e contribuire alla sua rinascita.

Chi si troverà in Puglia in quei giorni, o desidererà concedersi qualche giorno tra la bellezza del Salento, la cultura e la spiritualità francescana, sarà il benvenuto.

Vi aspettiamo l’11 agosto a Selva di Fasano per condividere questo percorso di arte, natura, bellezza e speranza.

Per approfondire il legame tra San Francesco, l’arte e la tradizione dei manoscritti, vi invitiamo inoltre a visitare il catalogo Antiquus dedicato a San Francesco, dove trovate una selezione di opere ispirate alla sua figura e al suo messaggio.


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