Da San Francesco a Papa Leone XIV: il valore della coerenza e della perseveranza

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Antiquus

Una riflessione su come coerenza e perseveranza trasformino le scelte individuali in memoria, comunità e identità.

L’inizio di settembre coincide, per molti, con la ripresa del lavoro dopo le ferie estive. Questa atmosfera di fine stagione mi ha fatto tornare alla mente I vitelloni di Federico Fellini e quella Rimini che, al termine dell’estate, sembra risvegliarsi con lentezza dalla sua parentesi vacanziera. Oggi, tuttavia, anche a causa del cambiamento climatico, settembre viene sempre più percepito come l’ultimo mese dell’estate anziché come il primo dell’autunno meteorologico.

Anche noi ci siamo concessi qualche giorno di pausa, ma agosto è stato comunque un mese di particolare rilievo. Ho partecipato a un convegno dedicato alla bellezza di San Francesco e, soprattutto, la nostra città ha avuto il privilegio di accogliere Papa Leone XIV, giunto a Rimini dopo la tappa nella vicina Repubblica di San Marino.

Due esperienze molto diverse, ma accomunate dalla capacità di alcuni messaggi di attraversare il tempo e continuare a parlare al presente.

San Francesco e un messaggio ancora vivo

Seguendo l’ordine cronologico, comincerei dal convegno dedicato a San Francesco, del quale trovate alcune fotografie sui nostri canali social.

Mi hanno colpito la grande partecipazione, la puntualità e, soprattutto, l’attenzione del pubblico: aspetti tutt’altro che scontati. Il merito va certo agli organizzatori, che avevano preparato l’incontro con grande cura, ma anche alla sorprendente capacità della figura e del messaggio francescani di parlare ancora all’uomo contemporaneo.

La professoressa Maria De Mola, con un intervento dedicato a San Francesco nell’arte locale, ci ha accompagnati alla scoperta di numerose testimonianze artistiche, alcune di notevole pregio, conservate a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra. Opere che raccontano la profondità con cui la devozione francescana ha segnato questo territorio e attraversato i secoli.

La visita di Papa Leone XIV a Rimini

Arriviamo così a sabato 22 agosto, una giornata memorabile: la visita di Papa Leone XIV, oltre quarant’anni dopo quella di San Giovanni Paolo II.

Riminesi e non (per scimmiottare una celebre battuta de Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni, visto che ad agosto la città ospita molti turisti) hanno riservato al Pontefice un’accoglienza calorosa, formando una folla con ogni probabilità ben più ampia della sola comunità dei cattolici praticanti. Come già osservato per San Francesco, anche la figura del Papa esercita un’attrazione e un fascino capaci di andare oltre la dimensione religiosa.

San Marino, San Leone e un manoscritto millenario

Prima di visitare Rimini, Papa Leone XIV è stato ricevuto nella Repubblica di San Marino dai Capitani Reggenti. Raggiunto il centro storico di San Marino Città, ha incontrato le autorità a Palazzo Pubblico e salutato la folla riunita in Piazza della Libertà.

In questa occasione gli è stata donata una riproduzione in tiratura limitata della Vita Sanctorum Marini et Leonis, appartenente alla stessa edizione presente nel catalogo Antiquus.

Vale la pena soffermarsi su quest’opera.

La Vita Sanctorum Marini et Leonis è la riproduzione integrale del più antico manoscritto conosciuto dedicato alle vicende di Marino e Leone, due scalpellini legati da una profonda amicizia. Le sue pagine ne raccontano il viaggio dall’isola dalmata di Arbe fino alle coste di Rimini e il cammino, attraversato da pericoli e difficoltà, compiuto con incrollabile fede cristiana.

Marino si stabilì sul Monte Titano, dove nacque la comunità destinata a diventare la Repubblica di San Marino.

Leone diede invece origine alla comunità cristiana dalla quale si sviluppò San Leo.

Ancora oggi San Marino e San Leo sembrano guardarsi dall’alto delle loro rupi, così come in vita furono vicini i loro fondatori. Piccola curiosità: San Leo custodisce inoltre la fortezza nella quale trascorse gli ultimi anni il conte di Cagliostro, morto nel 1795. La sua sepoltura, della quale si sono perdute le tracce, contribuì ad alimentare il mistero che tuttora accompagna tutta la sua figura.

Il manoscritto, risalente tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, è stato iscritto nel 2025 nel Registro Memory of the World dell’UNESCO. Un esemplare del facsimile è stato inoltre esposto per sei mesi nel Padiglione della Repubblica di San Marino a Expo 2025 Osaka, presentando a un pubblico internazionale una storia antica e, allo stesso tempo, universale di amicizia, migrazione, fede e libertà.

Ogni anno, il 3 settembre, la Repubblica di San Marino celebra insieme la festa del suo patrono e l’anniversario della propria fondazione, a testimonianza dell’inscindibile legame tra la figura del Santo e l’identità dello Stato.

Anche in questo caso, il messaggio supera la dimensione religiosa e parla a sensibilità diverse, richiamando valori universali come l’amicizia, la libertà, l’accoglienza e il senso di comunità.

Oltre la cronaca: coerenza e perseveranza

Al di là della cronaca dei singoli eventi, già raccontati in maniera molto più approfondita sul web e sui social, vorrei soffermarmi su alcuni elementi che accomunano queste diverse esperienze.

San Francesco aveva una personalità forte, radicale e tutt’altro che accomodante, non era un uomo di studi. Di lui ci sono pervenuti soltanto due testi autografi, tra i quali la celebre Chartula, anch’essa riprodotta in tiratura limitata e presente nel nostro catalogo. Non fu un artista nel senso tradizionale del termine, eppure da otto secoli il suo messaggio continua a parlare al cuore con forza e chiarezza. La sua vita e le sue parole hanno ispirato affreschi, miniature, dipinti, componimenti poetici e musicali: un patrimonio artistico immenso, nato dall’incontro tra la semplicità del suo messaggio e la sensibilità di generazioni lontanissime tra loro.

L’ampia accoglienza riservata a Papa Leone XIV a San Marino e a Rimini non sembra dipendere soltanto dalla sua persona. Il Papa viene accolto anche, forse soprattutto, per il ministero che incarna e per ciò che rappresenta: un’eredità che la Chiesa custodisce da oltre duemila anni e che affonda le proprie radici in San Pietro e nelle prime comunità cristiane.

È una storia lunghissima, segnata da persecuzioni e divisioni, da errori e rinascite, da pagine oscure e stagioni di grande luce. Una continuità che non si spiega soltanto con la solidità di un’istituzione, ma soprattutto con la forza universale del messaggio evangelico e con la testimonianza dei primi martiri, che scelsero di testimoniarlo a costo della propria vita.

La vicenda di San Marino e San Leone sembra ricordarci che l’amicizia, la libertà, la fede e la determinazione possono dare vita a qualcosa di unico, capace di durare nei secoli e di lasciare un segno concreto nella storia.

Qual è, dunque, il minimo comune denominatore di queste storie? A mio avviso, può essere racchiuso in due parole: perseveranza e coerenza.

All’origine troviamo uomini con fragilità, limiti e contraddizioni che, all’apparenza, erano privi degli strumenti necessari per lasciare un segno tanto profondo nella storia. San Francesco scelse la povertà e una vita lontana dal potere. I primi cristiani formarono piccole comunità, spesso costrette a vivere e professare la propria fede in condizioni difficili. Marino e Leone erano due semplici scalpellini giunti da una terra lontana.

Eppure, da esperienze umane così essenziali è nata un’eredità giunta fino a noi.

La loro forza non dipendeva soltanto dalle parole, ma dalla coerenza con cui quelle parole vennero trasformate in scelte concrete. La fraternità proclamata da San Francesco divenne uno stile di vita. La fede dei primi cristiani trovò espressione nella testimonianza e nel sacrificio. L’amicizia, la libertà e la determinazione di Marino e Leone posero le fondamenta di comunità ancora vive. Le idee non rimasero principi astratti, ma diventarono comportamenti, opere e segni visibili.

Alla coerenza si aggiunse la perseveranza: la capacità dei protagonisti di non abbandonare il cammino davanti a ostacoli, incomprensioni e difficoltà, ma anche quella delle generazioni successive di custodirne l’eredità e renderla viva nel proprio tempo.

Nel tempo, queste testimonianze hanno rivelato una notevole forza generativa. Non sono rimaste confinate alla dimensione spirituale, ma hanno dato vita a comunità, istituzioni, tradizioni, opere d’arte, manoscritti, celebrazioni e luoghi nei quali ancora oggi possiamo riconoscerne la presenza.

Hanno assunto linguaggi e forme differenti senza smarrire il proprio nucleo originario.

La coerenza rende credibile un messaggio, la perseveranza gli permette di attraversare il tempo.

La prima, senza la seconda, rischia di lasciare una testimonianza intensa ma isolata.

La seconda, senza la prima, può ridursi alla ripetizione di gesti ormai privi di significato. Quando invece procedono insieme, riescono a trasformare l’esperienza di pochi in un patrimonio condiviso da molti.

Forse è proprio questa la ragione per cui tali figure continuano ad attrarre e interrogare anche chi appartiene a un’altra epoca, possiede una sensibilità diversa o non condivide la stessa fede. Quando un valore viene vissuto fino in fondo e trasmesso con perseveranza, oltrepassa la singola esistenza e diventa memoria, cultura e identità collettiva.

Coerenza e perseveranza nella vita quotidiana

Quanto incidono la coerenza e la perseveranza nella nostra vita quotidiana? Molto più di quanto siamo abituati a riconoscere.

La coerenza nasce dalla corrispondenza tra ciò in cui crediamo, ciò che diciamo e il modo in cui ci comportiamo. Non richiede di essere infallibili, ma di mantenere una direzione riconoscibile anche quando commettiamo degli errori. È su questa continuità che si costruisce la fiducia, tanto nei rapporti personali quanto in quelli professionali.

La perseveranza diventa invece decisiva quando l’entusiasmo iniziale si affievolisce, i risultati tardano ad arrivare e il percorso si rivela più difficile del previsto. Non significa ostinarsi senza riflettere, ma continuare a dedicare tempo, pazienza e impegno a ciò che riteniamo davvero importante.

Nella vita quotidiana queste qualità si manifestano soprattutto nei piccoli gesti ripetuti: una promessa mantenuta, un impegno rispettato, un lavoro svolto con cura, la volontà di ricominciare dopo un errore. Considerati uno per uno possono sembrare irrilevanti; sommati nel tempo, costruiscono reputazione, fiducia, competenza e relazioni durature.

Le grandi testimonianze della storia ci ricordano che ciò che rimane nasce di rado da un unico gesto straordinario. Nasce, più spesso, dalla continuità delle nostre scelte quotidiane.


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