1) in fase di ripresa la maschera non posava solo per il fotografo, ma per decine di fotografi disposti davanti alla stessa. Quindi il soggetto guardava in varie direzioni e c’era la possibilità concreta di avere una foto con occhi verso destra o verso sinistra.
Il che avrebbe compromesso vistosamente l’immagine finale, creando una distorsione che avrebbe spostato l’attenzione non sull’interezza dell’immagine, ma su un particolare (gli occhi). L’attinenza al tema “magia delle maschere”” ne sarebbe uscito sminuito, in quanto il soggetto diventavano gli occhi anziché la maschera.
2) L’altro fattore importante, conseguente al primo, è la visione d’insieme della maschera, che con gli occhi neri risulta tutta omogenea, più compatta, quindi senza alcun rumore di fondo. L’attenzione si sposta dall’effetto occhio all’effetto maschera.
3) A livello esoterico, il nero rappresenta l’assenza di luce, il mistero, l’ignoto, fungendo da contenitore di infinite possibilità ed energie potenziali.
4) Sempre a livello esoterico, la maschera rappresenta uno strumento di trasformazione, di protezione tra il visibile e l’invisibile ed una protezione legata ad un rito.
5) Nel guardare la maschera senza occhi, l’interlocutore entra nella maschera, la indossa e rivede in sé stesso i motivi che lo hanno portato ad indossarla: può essere un gioco, un’ossessione, un nascondimento o qualcos’altro.
6) Entrando nella maschera l’interlocutore viene attratto dalla stessa e quindi dall’opera dell’autore.
È un’opera che non lascia indifferenti ma colpisce, cattura, entusiasma, incuriosisce. Mai monotona, scontata, già vista; un qualcosa di nuovo, di inafferrabile. È un’opera scolpita nel cuore dell’autore che la rende visiva, viva, usufruibile a tutti.
È un’opera pensata, studiata, rimuginata, frutto di una tecnica
maturata negli anni con esperienza e dedizione come fotografo freelance nell’automobilismo ed in particolare in Formula Uno.
L’esperienza in studio, con la fotografia still life e la fotografia di moda ne delineano i contorni.